La Storia di Steve Jobs all’interno della Apple

steve jobsQuella di Apple è stata anche la storia di un grande uomo, innovatore e genio come ama chiamarlo la stampa, che è stato fondatore, poi figliolo prodigo di una delle più grandi aziende della storia della tecnologia.

Parliamo ovviamente di Steve Jobs, e in questo articolo troverete un piccolo resoconto della sua vita in Apple, la storia di una vita, o forse di due.

Gli anni del garage

Apple fu fondata, come racconta la leggenda, nel garage del papà di Steve Jobs, insieme ad un altro Steve, Wozniak, che era il genio tecnico del duo. A Jobs invece appartenevano la visione, il marketing e, cosa più importante, l’idea che un giorno ci sarebbe stato un computer in ogni casa, che attraverso queste straordinarie macchine non avremmo solo fatto calcoli da CERN, ma anche opere d’arte, musica, relazioni sociali e quanto di più umano ci possa essere.

Il successo fu piuttosto rapido, ma non casuale. Steve aveva già lavorato in Atari e già lì aveva dato dimostrazione delle sue enormi capacità.

Un’attenzione maniacale al prodotto

Già da quei tempi, l’attenzione al prodotto fu sugli standard più elevati del mondo. “Ho imparato questo da mio madre”, diceva Steve, “che dipinge anche il retro dei mobili, quello che non vede nessuno”.

Sarà la cifra di oltre 30 anni di Apple e degli oltre 30 anni di Jobs alla guida di uno dei più importanti gruppi tecnologici del mondo.

Dal garage alla corporation

Il successo, come vi abbiamo detto in precedenza, arriva velocissimamente e dal garage c’è bisogno di spostarsi in un autentico palazzo, dove organizzarsi come un’azienda seria.

Un’azienda che, nonostante il ruolo di outsider, nonostante fosse vista come più libera e giovane di IBM, funzionava comunque secondo regole assolutamente rigide: si lavorava moltissimo, c’era pochissimo margine di errore, le vacanze erano spesso e volentieri un miraggio.

Da questa organizzazione ferrea nasceranno i primi Mac, computer assolutamente rivoluzionari perché presentavano sia un mouse sia un’interfaccia grafica con puntatore, sia perché erano computer che per la prima volta erano stati concepiti come computer per le persone. Una grande intuizione, ancora una volta, di Steve Jobs, ormai uomo solo al comando di una delle aziende più promettenti del mondo.

La fine del primo amore

Si può perdere l’azienda che abbiamo fondato? Certo, ed è proprio quello che è successo a Steve Jobs, che a metà degli anni ’80 fu allontanato da Apple, sostituito da un CEO che lui stesso aveva contribuito a nominare.

Si tratta di anni, però, che sono bui soltanto per Apple, dato che Steve Jobs si metterà all’opera prima in NeXT, un’azienda che produceva costosissimi computer all’avanguardia, poi in Pixar, l’azienda che ha regalato forse i più memorabili film del mondo in computer grafica.

Apple, nel frattempo, è in piena crisi. Aspetterà il ritorno di quello che sarà il vero e proprio salvatore per tornare ad essere leader e non solo del settore computer.

Il ritorno, iPod, iPhone, iPad

Il ritorno di Jobs, a più di 10 anni di distanza, sarà forse il passo più importante per l’umanità che vive di tecnologia. Steve torna, toglie di mezzo tutte le orrende produzioni Apple dei 10 anni precedenti, si presenta sul mercato con il suo primo iMac, un computer assolutamente rivoluzionario. Gli da un sistema operativo all’avanguardia, che si porta via da NeXT e riparte a macinare utili, simpatie, passione degli utenti.

Succede tutto in pochissimo tempo con Jobs che, stando almeno a quello che raccontano i suoi colleghi di allora, era tornato da NeXT e Pixar profondamente cambiato.

Sono anni importanti: prima esce iPod, il lettore mp3 che marcherà una nuova era e con il quale tutti gli altri produttori dovranno confrontarsi, per uscirne irrimediabilmente sconfitti.

Sarà poi il turno di iPhone, lo smartphone che, anch’esso, ha rivoluzionato completamente il suo mercato di riferimento, facendo fare un salto in avanti ad un settore così netto che, da quel giorno in poi, tutti gli smartphone, anche quelli della concorrenza più accesa, finiranno per assomigliare un po’ al telefono di Steve Jobs.

Sarà, e questa è l’ultima dell’era Jobs, che non ha potuto purtroppo ammirare l’Apple Watch, anche il momento dell’iPad, tablet prima deriso, poi diventato lo standard di un altro segmento di mercato.

Una storia lunga, bella e intensa, interrotta solo da una malattia che ci ha portato via Steve Jobs prima del tempo. Una perdita che Apple cercherà di assorbire (e che pare aver assorbito senza problemi), per continuare ad essere quell’azienda che, per Steve, doveva essere semplicemente la migliore di tutte.

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