Caso Pistorius: l’accusa contatta Apple per sbloccare il suo iPhone

pistoriusQuella di Pistorius è una delle storie più tragiche degli ultimi tempi. Accusato di aver ucciso la fidanzata, l’atleta dalle gambe di carbonio è tutt’ora detenuto in un carcere sud-africano in attesa di giudizio.

E mentre l’accusa affila le armi e raccoglie le prove per inchiodarlo, all’orizzonte si staglia Apple, l’azienda produttrice di uno degli smartphone di Pistorius, uno smartphone di cui avrebbe dimenticato la password di sblocco, e che potrebbe essere secondo gli inquirenti importantissimo per le indagini.

Per questo motivo gli inquirenti che seguono il caso voleranno negli Stati Uniti per chiedere ad Apple di sbloccare il telefono, in una procedura in realtà piuttosto anomala, che almeno stando a quello che riporta la stampa sudafricana, non prevede rogatorie né tantomeno richieste ufficiali ad Apple.

Apple collabora? In genere no

C’è da dire che Apple difficilmente collabora, se non costretta. il 70% delle richieste, anche quando provenissero dalle autorità, vengono in genere scattate, soprattutto se riguardano comunicazioni private dei suoi clienti.

Parola d’ordine: privacy, anche quando chiudere un occhio nei confronti delle politiche aziendali e del rapporto dei clienti potrebbe aiutare a risolvere un caso complicato come quello di Pistorius, o a trovare colpevoli di crimini altrimenti irrisolvibili.

Gli inquirenti sudafricani ci proveranno uguale

Questo però non sembra aver fatto cambiare idea agli inquirenti sudafricani, che hanno deciso di provarci lo stesso e voleranno addirittura a Cupertino per implorare Apple di sbloccare il telefono dei segreti.

Nel frattempo però la difesa di Pistorius attacca, e invita Apple a non aiutare gli inquirenti se non ci sarà la garanzia che le prove potranno essere usate da entrambe le parti.

Una situazione estremamente complicata, con Apple nell’occhio del ciclone perché sospettata di aver dato una mano all’NSA nel monitoraggio di milioni di cittadini americani.

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