Apple: niente dati alle procure

apple sicurezzaAvevate paura che Apple fosse pronta a condividere l’enorme mole di dati che conserva su di voi e sulle vostre abitudini? Potete dormire sonni tranquilli, perché pare che il produttore di Cupertino rifiuti di sbloccare telefoni chiusi da password anche quando il buon senso dovrebbe dettare il contrario.

Quella di cui stiamo per parlare è una storia di quelle macabre, con omicidi, rapine, droga e pedofilia, che potrebbe essere risolta, almeno dicono gli inquirenti, sbloccando uno dei telefoni di uno dei personaggi coinvolti in questa storia. La protezione non può essere superata dalla Procura, e nemmeno dagli hacker della Postale, e per questo motivo la Procura di Milano ha deciso di rivolgersi niente di meno che ad Apple in persona, o meglio ai suoi dirigenti.

Risposta negativa per la procura, che dovrà seguire, e qui ha ragione Apple, le procedure indicate dalla legge per richiedere una copia dei dati conservati nel telefono e in particolare nella messaggistica, dato che il gigante di Cupertino non ha alcuna intenzione di ignorare le norme sulla Privacy che regolano il rapporto con i suoi utenti.

Un rapporto improntato al massimo rispetto delle comunicazioni e dei dati privati, rispetto che non vuole sentire storie anche quando, come abbiamo detto prima, il buon senso (anche se contra legemvorrebbe ottenere il contrario.

La procura: <<Nessuno in grado di superare quelle protezioni>>

iOS è un sistema operativo decisamente sicuro, e a testimoniarlo questa volta c’è la Procura, che si è arresa dopo aver provato a sboccare il telefono facendo affidamento ai tecnici della Polizia Postale.

<<Non esiste nessuno al mondo in grado di superare queste protezioni>>, tuona la procura, che per l’appunto si è rivolta direttamente ad Apple per ottenere i dati.

Dati che in genere però non arrivano, dato che Apple ha accettato, fino ad oggi, solo il 38% delle richieste che arrivavano dai tribunali.

 

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